
Fotografie di
Nausicaa Giulia Bianchi, Anne Immelé, Marisol Mendez
A cura di
Steve Bisson
Orari
Domenica 16:30–19:30
Lab27 inaugura il 9 febbraio alle ore 21.00 la mostra “Come nessun uomo saprà mai” con fotografie di: Nausicaa Giulia Bianchi, Anne Immelé, Marisol Mendez.
Tre progetti danno voce ad altrettante storie che interrogano lo sguardo, riproducono porzioni di mondo talvolta invisibili e insieme lo interpretano con impegno e coraggio. Come le onde di Virginia Woolf, mediante altrettanti monologhi interiori, che filtrano vissuto, flusso di immagini e scelte, manifestando il possibile. Le fotografie talvolta sono come lacrime, gocce partorite al buio della coscienza, quasi per necessità, per risposta alle incongruenze della società.



La ricerca fotografica in corso “Death is a photograph” di Giulia Nausicaa Bianchi nasce da una riflessione sul lutto e si estende per contribuire al campo degli studi sulla morte, offrendo un approccio visivo e artistico a un tema spesso trascurato o tabù nella cultura. Il progetto si misura con tutti i tipi di esperienze che intrecciano la vita e la morte: dagli incidenti mortali ai trapianti, esperienze di pre-morte, tassidermia, medium, assassini, becchini, cacciatori di fantasmi… L’autrice sfida gli stereotipi e i pregiudizi che circondano la morte per favorire una comprensione individuale più profonda della nostra esistenza.



“Madre” di Marisol Mendez, nasce dalla volontà di celebrare la diversità e la complessità della cultura boliviana mediante una diversa rappresentazione della femminilità. Il progetto è diventato un’esperienza catartica per re-immaginare la storia della Bolivia attraverso la donna. Ogni ritratto evoca miscele di referenze che affondano nel realismo magico o nel barocco andino. Un’ampia gamma di stimoli visivi che intrecciano mito e realtà, verità e finzione, liberando spazi iconografici prosperi in diversità e che riscattano un futuro a partire dal passato eluso.



Il documentario “Melita טלמ†−mlṭ, refuge”* di Anne Immelé considera il destino del Mediterraneo incrociando le rotte di conquista commerciale dei Fenici con quelle dei migranti di oggi. Un’esplorazione che interseca e alterna tracce del passato e vicissitudini del presente, aprendo spazi di riflessione sulle nozioni di rifugio e ospitalità. Grotte e resti dei rifugi fenici a Malta, la cava di Favignana, le spiagge della Tunisia ove a volte si insabbiano i sogni dei profughi. Radicate nella complessità geopolitica della condizione migratoria contemporanea, le fotografie si discostano dal reportage per proporre una traiettoria poetica.
* L'installazione a Lab27 “Melita טלמ†−mlṭ, refuge” (2022-23) di Anne Immelé in anteprima a Treviso, anticipa una serie di mostre programmate nel 2024: CNAP (Centre nationale des Arts plastiques), Spazju Creativ (Malta), Malta.Biennale 2024, EgliseArt Palermo, l’Istituto Francese di Palermo, l’Ambasciata Francese a Malta, l’Istituto Francese di Torino, e JAOU PHOTO Tunisia.









