Lab27 ospita domenica 29 marzo alle ore 16:30 un incontro con il fotografo Matteo Di Giovanni. Il suo lavoro si colloca nel solco di una fotografia di paesaggio che non si limita alla descrizione dei luoghi, ma li attraversa come spazi di interrogazione. Nelle sue immagini il paesaggio diventa una metafora dell’esperienza umana: un territorio in cui affiorano la transitorietà delle cose, l’impermanenza dei luoghi e della nostra stessa esperienza, talvolta attraversata da presenze sottili e inattese. La sua fotografia è anche un lasciarsi andare nello spazio, accogliendo la dimensione erratica e contemplativa del viaggio; allo stesso tempo rivela le ambiguità e le tensioni che si celano dietro le immagini che costruiamo dei luoghi o che proiettiamo sul mondo naturale. È proprio in questo restare in bilico tra apparenza e complessità dello sguardo che il suo lavoro costruisce una lettura poetica e critica del paesaggio contemporaneo ben restituito in diverse pubblicazioni che esamineremo assieme.












Bio
Nato nel 1980. Nel 1999 si trasferisce a Roma, dove si laurea in Filosofia e inizia a lavorare nel campo della fotografia. A metà degli anni 2000 decide di stabilirsi a Londra, dove inizia definitivamente a lavorare come fotografo per riviste come The Economist, Red Pepper, Slow Food Magazine e HesaMag, tra le altre. Lavora anche come assistente per Jeff Lipsky e Simon Roberts, che influenzeranno entrambi il suo modo di lavorare. Dal 2010 studia Fotografia presso la University of Westminster di Londra, dove consegue un Master of Arts con un lavoro dedicato all’identità nazionale bosniaca vent’anni dopo la Guerra dei Balcani, sotto la guida di Max Houghton e David Campany. Nel 2012 si trasferisce a Milano, dove inizia a lavorare a progetti a lungo termine legati al paesaggio e alla nostra percezione di esso, all’interazione tra esseri umani e spazio e al viaggio su strada come esperienza gnoseologica. Il suo lavoro affronta questioni personali, intime, sociali e antropologiche, concentrandosi sui temi della memoria, dell’identità e dei limiti umani. Le sue fotografie di paesaggio rivelano una tensione tra natura e civiltà.
È autore di quattro monografie: "I wish the world was even" (2019), "Blue Bar" (2020) e "I had to shed my skin" (pubblicato nel maggio 2022). Questa trilogia “sciolta” è stata pubblicata da Artphilein Editions, Lugano (CH). Il suo ultimo lavoro — "True Places Never Are" — pubblicato da The Ice Plant nel 2024, è stato presentato a Parigi durante la Paris Photo nel novembre 2024. Questo lavoro prende forma da una rilettura e riedizione, insieme a Mike Slack, Tricia Gabriel e Giulia Zorzi, di immagini a colori scattate nell’ultimo decennio. In precedenza, il progetto era stato esposto in una mostra personale presso la Robert Morat Galerie a Berlino nel giugno 2023. Attualmente sta lavorando a una commissione sul cambiamento climatico lungo il delta del fiume Po, nel Nord-Est dell’Italia, visto come una terra di confine. Sarà un esperimento tra immagine e testo, con la parte scritta curata dallo scrittore italiano Carlo Ruggiero. Il libro, previsto per la pubblicazione da parte di Artphilein Editions all’inizio del 2027, sarà accompagnato da una mostra e presentato in Svizzera nell’estate del 2027.
Per maggiori informazioni:
matteodigiovanni.com
Lab27 ospita domenica 29 marzo alle ore 16:30 un incontro con il fotografo Matteo Di Giovanni. Il suo lavoro si colloca nel solco di una fotografia di paesaggio che non si limita alla descrizione dei luoghi, ma li attraversa come spazi di interrogazione. Nelle sue immagini il paesaggio diventa una metafora dell’esperienza umana: un territorio in cui affiorano la transitorietà delle cose, l’impermanenza dei luoghi e della nostra stessa esperienza, talvolta attraversata da presenze sottili e inattese. La sua fotografia è anche un lasciarsi andare nello spazio, accogliendo la dimensione erratica e contemplativa del viaggio; allo stesso tempo rivela le ambiguità e le tensioni che si celano dietro le immagini che costruiamo dei luoghi o che proiettiamo sul mondo naturale. È proprio in questo restare in bilico tra apparenza e complessità dello sguardo che il suo lavoro costruisce una lettura poetica e critica del paesaggio contemporaneo ben restituito in diverse pubblicazioni che esamineremo assieme.












Bio
Nato nel 1980. Nel 1999 si trasferisce a Roma, dove si laurea in Filosofia e inizia a lavorare nel campo della fotografia. A metà degli anni 2000 decide di stabilirsi a Londra, dove inizia definitivamente a lavorare come fotografo per riviste come The Economist, Red Pepper, Slow Food Magazine e HesaMag, tra le altre. Lavora anche come assistente per Jeff Lipsky e Simon Roberts, che influenzeranno entrambi il suo modo di lavorare. Dal 2010 studia Fotografia presso la University of Westminster di Londra, dove consegue un Master of Arts con un lavoro dedicato all’identità nazionale bosniaca vent’anni dopo la Guerra dei Balcani, sotto la guida di Max Houghton e David Campany. Nel 2012 si trasferisce a Milano, dove inizia a lavorare a progetti a lungo termine legati al paesaggio e alla nostra percezione di esso, all’interazione tra esseri umani e spazio e al viaggio su strada come esperienza gnoseologica. Il suo lavoro affronta questioni personali, intime, sociali e antropologiche, concentrandosi sui temi della memoria, dell’identità e dei limiti umani. Le sue fotografie di paesaggio rivelano una tensione tra natura e civiltà.
È autore di quattro monografie: "I wish the world was even" (2019), "Blue Bar" (2020) e "I had to shed my skin" (pubblicato nel maggio 2022). Questa trilogia “sciolta” è stata pubblicata da Artphilein Editions, Lugano (CH). Il suo ultimo lavoro — "True Places Never Are" — pubblicato da The Ice Plant nel 2024, è stato presentato a Parigi durante la Paris Photo nel novembre 2024. Questo lavoro prende forma da una rilettura e riedizione, insieme a Mike Slack, Tricia Gabriel e Giulia Zorzi, di immagini a colori scattate nell’ultimo decennio. In precedenza, il progetto era stato esposto in una mostra personale presso la Robert Morat Galerie a Berlino nel giugno 2023. Attualmente sta lavorando a una commissione sul cambiamento climatico lungo il delta del fiume Po, nel Nord-Est dell’Italia, visto come una terra di confine. Sarà un esperimento tra immagine e testo, con la parte scritta curata dallo scrittore italiano Carlo Ruggiero. Il libro, previsto per la pubblicazione da parte di Artphilein Editions all’inizio del 2027, sarà accompagnato da una mostra e presentato in Svizzera nell’estate del 2027.
Per maggiori informazioni:
matteodigiovanni.com