Fotografie di
Oliver Jaist
A cura di
Emanuele Bressan, Nicolò Franchetto, Davide Mezzavilla
Orari
Venerdì 17:30–19:30
Lab27 è lieto di ospitare la terza edizione di "Raccontare l'architettura" promosso e curata da FAV Fondazione Architettura Treviso. Anche quest'anno tre appuntamenti speciali ed una mostra che interroga ancora il rapporto tra architettura e fotografia.
Si parte questo venerdì 28 novembre, alle ore 17.30, con la prima conferenza che coincide con l'inaugurazione della mostra di Oliver Jaist, "Costruire nelle montagne: foto di architettura a 3.000 m", a cura di Emanuele Bressan.

Il secondo incontro, 5 dicembre, alle ore 17.30, si concentrerà sul linguaggio audiovisivo. Verrà proiettato e commentato il documentario “Point of Origin – Building a House in Austria” del regista Frans Parthesius, un’opera che racconta il processo creativo e costruttivo dell’ultima abitazione ideata dal celebre architetto Rem Koolhaas e dall’Office for Metropolitan Architecture (OMA). A cura di Davide Mezzavilla.

Si chiude, 12 dicembre, sempre alle 17.30, con un approfondimento sul disegno architettonico, ospitando il prof. Emanuele Garbin, docente presso lo IUAV di Venezia. Il disegno è parte integrante del processo progettuale: un linguaggio che, attraverso tratti, segni e rappresentazioni, traduce idee e concetti in forme comprensibili e condivisibili. A cura di Nicolò Franchetto.

La montagna, con la sua potenza silenziosa e la sua materia indomabile, è da sempre luogo di sfida e di contemplazione. Costruire a queste altitudini significa confrontarsi con condizioni estreme: la rarefazione dell’aria, il vento, la luce tagliente, l’instabilità del terreno e l’isolamento. Ma è anche un atto di ascolto e rispetto, un esercizio di equilibrio tra la necessità dell’uomo e la grandezza del paesaggio. Una tematica oggi di straordinaria attualità, resa ancora più viva dal contesto delle imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, che invitano a riflettere su come costruire in montagna significhi confrontarsi con la responsabilità di abitare e trasformare paesaggi tanto fragili quanto essenziali.
Le fotografie di Oliver Jaist raccontano proprio questo dialogo fragile e potente tra architettura e natura. I suoi scatti non si limitano a documentare edifici, ma catturano la relazione profonda tra forma costruita e ambiente, tra gesto tecnico e sensibilità estetica. In ogni immagine si percepisce la tensione tra la precisione dell’opera
umana e l’imprevedibilità del contesto naturale, tra la geometria e la roccia, tra la luce e il silenzio.
La serie presentata in mostra ritrae il processo costruttivo e l’opera realizzata dagli architetti Stifter+Bachmann, il Rifugio Sasso Nero, completato nel 2018 a 3.026 metri di quota situato nel comune di Valle Aurina (BZ) nelle Alpi della Zillertal. Attraverso l’obiettivo di Jaist, il cantiere diventa narrazione visiva: la sequenza delle immagini accompagna lo spettatore lungo le fasi della costruzione, dal trasporto dei materiali alla posa delle strutture, fino alla presenza compiuta dell’edificio nel paesaggio. È un racconto che mostra come l’architettura possa nascere da un confronto diretto con la materia della montagna, con il suo clima, con i suoi limiti. Il progetto “Costruire nelle montagne – Foto di architettura a 3.000 m” si muove quindi tra documentazione e riflessione poetica, restituendo non solo la forma finale del rifugio, ma anche la complessità del suo farsi: un’opera che testimonia la possibilità di un’architettura contemporanea capace di rispettare e interpretare il paesaggio alpino.
Ogni scatto diventa così una riflessione visiva sul rapporto tra tecnica e natura, tra misura umana e scala del paesaggio. L’architettura appare come una presenza temporanea, fragile, eppure necessaria: un punto di appoggio nel paesaggio infinito, un segno che si dissolve nella luce e nella neve.
La mostra invita il visitatore a osservare le montagne non come scenografia, ma come spazio di progetto: un luogo dove costruire significa dialogare, adattarsi, comprendere. E invita a riconoscere, attraverso lo sguardo del fotografo, la possibilità di una nuova etica del costruire – fatta di attenzione, leggerezza e rispetto.
Oliver Jaist dopo aver maturato esperienze professionali in rinomati studi di architettura e ingegneria, ha frequentato la Hochschule München dal 2009 al 2013. Ha concluso il corso di laurea triennale (Bachelor of Arts in Design/Fotodesign) con la tesi “Vallo alpino – linea non mi fido”. Dal 2012 lavora come fotografo freelance. Il fulcro della sua attività è la fotografia di architettura e la documentazione, oltre a un approccio creativo al medium fotografico nel contesto dei cambiamenti sociali. Accanto ai lavori su commissione porta avanti progetti personali che affrontano temi critici della società.




Fotografie di
Oliver Jaist
A cura di
Emanuele Bressan, Nicolò Franchetto, Davide Mezzavilla
Orari
Venerdì 17:30–19:30
Lab27 è lieto di ospitare la terza edizione di "Raccontare l'architettura" promosso e curata da FAV Fondazione Architettura Treviso. Anche quest'anno tre appuntamenti speciali ed una mostra che interroga ancora il rapporto tra architettura e fotografia.
Si parte questo venerdì 28 novembre, alle ore 17.30, con la prima conferenza che coincide con l'inaugurazione della mostra di Oliver Jaist, "Costruire nelle montagne: foto di architettura a 3.000 m", a cura di Emanuele Bressan.

Il secondo incontro, 5 dicembre, alle ore 17.30, si concentrerà sul linguaggio audiovisivo. Verrà proiettato e commentato il documentario “Point of Origin – Building a House in Austria” del regista Frans Parthesius, un’opera che racconta il processo creativo e costruttivo dell’ultima abitazione ideata dal celebre architetto Rem Koolhaas e dall’Office for Metropolitan Architecture (OMA). A cura di Davide Mezzavilla.

Si chiude, 12 dicembre, sempre alle 17.30, con un approfondimento sul disegno architettonico, ospitando il prof. Emanuele Garbin, docente presso lo IUAV di Venezia. Il disegno è parte integrante del processo progettuale: un linguaggio che, attraverso tratti, segni e rappresentazioni, traduce idee e concetti in forme comprensibili e condivisibili. A cura di Nicolò Franchetto.

La montagna, con la sua potenza silenziosa e la sua materia indomabile, è da sempre luogo di sfida e di contemplazione. Costruire a queste altitudini significa confrontarsi con condizioni estreme: la rarefazione dell’aria, il vento, la luce tagliente, l’instabilità del terreno e l’isolamento. Ma è anche un atto di ascolto e rispetto, un esercizio di equilibrio tra la necessità dell’uomo e la grandezza del paesaggio. Una tematica oggi di straordinaria attualità, resa ancora più viva dal contesto delle imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, che invitano a riflettere su come costruire in montagna significhi confrontarsi con la responsabilità di abitare e trasformare paesaggi tanto fragili quanto essenziali.
Le fotografie di Oliver Jaist raccontano proprio questo dialogo fragile e potente tra architettura e natura. I suoi scatti non si limitano a documentare edifici, ma catturano la relazione profonda tra forma costruita e ambiente, tra gesto tecnico e sensibilità estetica. In ogni immagine si percepisce la tensione tra la precisione dell’opera
umana e l’imprevedibilità del contesto naturale, tra la geometria e la roccia, tra la luce e il silenzio.
La serie presentata in mostra ritrae il processo costruttivo e l’opera realizzata dagli architetti Stifter+Bachmann, il Rifugio Sasso Nero, completato nel 2018 a 3.026 metri di quota situato nel comune di Valle Aurina (BZ) nelle Alpi della Zillertal. Attraverso l’obiettivo di Jaist, il cantiere diventa narrazione visiva: la sequenza delle immagini accompagna lo spettatore lungo le fasi della costruzione, dal trasporto dei materiali alla posa delle strutture, fino alla presenza compiuta dell’edificio nel paesaggio. È un racconto che mostra come l’architettura possa nascere da un confronto diretto con la materia della montagna, con il suo clima, con i suoi limiti. Il progetto “Costruire nelle montagne – Foto di architettura a 3.000 m” si muove quindi tra documentazione e riflessione poetica, restituendo non solo la forma finale del rifugio, ma anche la complessità del suo farsi: un’opera che testimonia la possibilità di un’architettura contemporanea capace di rispettare e interpretare il paesaggio alpino.
Ogni scatto diventa così una riflessione visiva sul rapporto tra tecnica e natura, tra misura umana e scala del paesaggio. L’architettura appare come una presenza temporanea, fragile, eppure necessaria: un punto di appoggio nel paesaggio infinito, un segno che si dissolve nella luce e nella neve.
La mostra invita il visitatore a osservare le montagne non come scenografia, ma come spazio di progetto: un luogo dove costruire significa dialogare, adattarsi, comprendere. E invita a riconoscere, attraverso lo sguardo del fotografo, la possibilità di una nuova etica del costruire – fatta di attenzione, leggerezza e rispetto.
Oliver Jaist dopo aver maturato esperienze professionali in rinomati studi di architettura e ingegneria, ha frequentato la Hochschule München dal 2009 al 2013. Ha concluso il corso di laurea triennale (Bachelor of Arts in Design/Fotodesign) con la tesi “Vallo alpino – linea non mi fido”. Dal 2012 lavora come fotografo freelance. Il fulcro della sua attività è la fotografia di architettura e la documentazione, oltre a un approccio creativo al medium fotografico nel contesto dei cambiamenti sociali. Accanto ai lavori su commissione porta avanti progetti personali che affrontano temi critici della società.


